venerdì 4 giugno 2010

Vuoti del cuore 3

Era ancora presa dalle sue pene d'amore, quando un giorno ,entrando in aula , vi trovò un giovane insegnante che indossava una tonaca.
Il professore titolare di filosofia ,per motivi di salute ,sarebbe stato assente l'intero anno scolastico , e quel giovane insegnante era il suo supplente .
Non era nè bello nè alto,ma la tonaca nera che copriva il corpo , gli dava un'aria di mistero e di fascino che conquistò l'intera classe , soprattutto le "irriverenti" studentesse della quarta B , che stravedevano per lui e, dimentiche della toga ,azzardavano commenti sfrontati e "scandalosi " sul suo profilo greco, sulla bocca sensuale e il sorriso affascinante .
Solo Sylvia stava in silenzio, appartata nell'ultimo banco, assorta in ben altri pensieri..
Strano che le ragazze non facessero attenzione alla tonaca e al suo significato!
Che il prof indossasse una veste nera era ininfluente per le studentesse progressiste: " Il religioso è pur sempre un uomo , la sua professione non lo rende impotente, quindi è papabile come ogni celibe che si rispetti. In fondo,sia in Europa che nel mondo , altre religioni ammettono il matrimonio dei loro adepti .Quindi il veto cattolico costituisce solo una regola , eretta a dogma dalla Chiesa , ovvero dai suoi vertici , non certo da Dio. Forse Gesù non provava un feeling speciale per la bella Maria Maddalena ? E che dire dei suoi apostoli ? Nel loro peregrinare non erano quasi tutti seguiti dalle loro donne ? Lo stesso Pietro , eletto da Gesù capo della Chiesa , non era forse sposato ?".
Queste erano le animate discussioni delle ragazze durante le pause tra una lezione e l'altra , mentre i pochi maschietti presenti non osavano prendere una posizione certa , seppure, timidamente, appoggiavano l'operato della chiesa .
Sylvia per lo più rimaneva in disparte .In quel periodo l'argomento” uomini” era tabù per lei , mentre apprezzava , con evidente interesse, le lezioni di filosofia del professore, che trovava attuali e approfondite. Finalmente un docente di qualità. Non solo conosceva a fondo la materia ,ma sapeva persino renderla stimolante . Chi l'avrebbe mai detto ? Nessun professore , fino ad allora, c'era riuscito!
La ragazza fece del suo meglio per coinvolgere le compagne nell'apprezzamento e nello studio della filosofia , mettendo in evidenza le qualità intellettive e formative del loro docente .Ma quasi tutte viaggiavano verso mete opposte alle sue .
Nel frattempo, il nuovo prof., che era all'oscuro delle animate discussioni delle ragazze sulla sua persona , aveva cominciato a mostrare interesse per la ragazzina seria che se ne stava seduta nell'ultimo banco in fondo all'aula .
Aveva notato la malinconia che incorniciava il suo bel viso e il fascino di quegli occhi neri , velati di tristezza che , raramente , si soffermavano su di lui , anche quando era intenta a seguire le sue lezioni .
Voleva sapere qualcosa di più su di lei ,desiderava conoscerla . S'informò presso le compagne , cercò di avvicinarla fuori dalla scuola, mentre lei s'incamminava verso la stazione insieme ad alcune compagne di viaggio. .
Anche il professore non era mai solo ; alcuni studenti gli facevano compagnia durante il percorso fino al treno .Di solito ,lui affrettava il passo ,con noncuranza, per cercare di raggiungere Sylvia e poi, quando si trovava quasi a ridosso , le rivolgeva qualche parola di cortesia , alle quali lei rispondeva laconicamente con un sorriso appena accennato.
Le ragazze non tardarono ad accorgersi dell'interesse del professore . per la compagna. Divennero sospettose e decisero di sorvegliarlo .
In effetti, durante la lezione , il suo sguardo si soffermava spesso su di lei, e non sembrava affatto uno sguardo casuale: dentro vi si leggeva una nota di tenerezza ed ammirazione .
Lo comunicarono a Sylvia che si mostrò sorpresa .Eppure non poteva non esserle sfuggito quel suo sguardo avvolgente , il calore e l'intensità di quegli occhi che si posavano sul suo volto, sulla sua persona,.e la scrutavano tutta ,come se volessero carpirle l'anima .
Dapprima indifferente , in seguito, la ragazza sembrò apprezzare l’interesse del professore. e finì per assumere un atteggiamento quasi civettuolo nei confronti del docente . Del resto la ragazza era abituata ad essere coccolata dai professori maschi , che non nascondevano un sentimento di simpatia per lei ,forse dovuto alla sua riservatezza e al suo aspetto indubbiamente piacevole .
Intanto, il professore continuava ,con alcuni intelligenti espedienti ,ad avvicinare la ragazza , anche solo per pochi minuti .Le parlava con voce suadente e premurosa, mostrando simpatia, comprensione e disponibilità.
Gradualmente e inconsapevolmente la ragazza gli si affezionò .
IL suo cuore era pur sempre affamato d'amore !

Il professore, il cui nome era Paolo , con il consenso di Sylvia , incominciò così a frequentare la sua casa adducendo comprensibili motivazioni . La figliola aveva bisogno di comprensione e di aiuto ed egli era pronto a tenderle una mano .
I genitori di lei , all'oscuro dei sentimenti della figlia , accettarono con sollievo il suo aiuto ,indifferenti alla curiosità manifestata dalla gente del paese nel vedere un uomo in tonaca andare spesso a far loro visita .I paesani s’interrogavano sui motivi per i quali quella famiglia che non aveva mai mostrato particolare simpatia per il clero , veniva visitata cosi spesso da uno di loro .
La madre di Sylvia, però, non tardò ad intuire ciò che era successo tra sua figlia e il professore. La scoperta naturalmente le provocò spavento e preoccupazione. Cercò subito di dissuadere la ragazza dal vederlo , prospettandole i gravi problemi e gli insidiosi ostacoli che quella relazione avrebbe fatto sorgere .
Naturalmente Sylvia ,come la maggior parte dei ragazzi della sua età ,non volle sentire ragioni .
Ormai si sentiva fortemente legata a quell'uomo che sembrava offrirle ciò di cui lei aveva un immenso bisogno : amore , dedizione,comprensione e una vita lontana da un padre che la discriminava e da una madre succube del marito .
Nemmeno per un istante, prese in considerazione le obiezioni sensate della madre che non sapeva come districarsi in quel problema piombatole addosso come un macigno.
Pensava alla reazione del marito , dei suoceri e alle chiacchiere della gente del paese .
Si sarebbe gridato allo scandalo e lei sarebbe stata colpevolizzata e biasimata da tutti e ancor più, lo sarebbe stata la sua figliola . Amava teneramente Sylvia , anche se era incapace di manifestarle il suo amore,e temeva che quella relazione proibita le avrebbe portato infelicità . .
La povera madre soffriva in silenzio temendo il momento in cui il marito sarebbe venuto a conoscenza del fatto .
Sylvia non s'accorgeva della sofferenza della madre, ma non avrebbe rinunciato al suo amore per nulla al mondo .
Ben presto, la situazione a casa della ragazza divenne insostenibile per Sylvia e Paolo che, non sopportando più a lungo la separazione e i continui sotterfugi per incontrarsi ,decisero di andare a vivere insieme, lontani dal paese, con grande dispiacere da parte della madre.
Sylvia , presa dall’amore per Paolo, egoisticamente , non si soffermò a pensare alla mamma Maria che sarebbe rimasta sola ad affrontare critiche e ingiurie , quando il paese fosse venuto a conoscenza della loro relazione .
Il piano di esecuzione della fuga fu organizzato in maniera perfetta da Paolo. In realtà non si trattò di una vera fuga , in quanto i genitori di Sylvia erano stati informati da Paolo che, grazie ad suo interessamento, era stata offerta a Sylvia una supplenza temporanea in un paesino in provincia di Alessandria , dove egli aveva ottenuto un incarico come insegnante .
Il padre, che aveva fiducia e stima del giovane docente , in buona fede , acconsentì a far partire la figlia .
Un inganno che fece soffrire la madre perché conosceva la verità . Ma cosa poteva fare contro la testardaggine della figlia ?
Conoscendo il carattere del marito ,la povera donna sapeva che se avesse parlato , la reazione violenta del marito avrebbe fatto sollevare uno scandalo e lei , insieme alla figlia sarebbero state bollate per sempre dal marito e dalla gente del paese .
Rimaneva in lei la speranza che, col tempo , quando Paolo. avesse sciolto definitivamente il suo contratto con l’Autorità ecclesiastica , le cose sarebbero migliorate e i due giovani sarebbero stati accolti senza scalpore .
I due innamorati se ne andarono , non senza preoccupazione , soprattutto da parte di Paolo, che essendo partito con una minorenne, temeva una incursione della polizia proprio mentre trascorrevano la notte in albergo .
Non fu una grande notte d'amore .Entrambi erano inesperti e alla loro prima esperienza Entrambi erano preoccupati delle possibili conseguenze del loro folle gesto .
Fortunatamente i timori si rivelarono infondati . Nessuno , a parte i genitori ,sapeva della loro partenza . Paolo aveva veramente organizzato tutto in modo perfetto.
La ragazza viveva l'avventura del viaggio come in un sogno :era giovane e irresponsabile e si lasciava guidare in tutto dal suo uomo, al quale si era affidata e del quale si fidava ciecamente .Già sognava la vita insieme al suo compagno. Amore , condivisione , comprensione .E loro due sempre insieme , tenendosi per mano ,per superare gli ostacoli e assaporare le gioie che avrebbero incontrato nel loro cammino .
Ma il sogno di Sylvia si sarebbe realizzato ?


***

Vuoti del cuore 2

Fu così che,un giorno ,durante uno dei suoi viaggi in treno ,conobbe Egidio . Un bel giovane ,alto , forte, maturo, forse troppo. Grazie a lui , il noioso viaggio in treno divenne un piacevole momento d'incontro romantico .
Sylvia si sentiva particolarmente attratta da Egidio , dal suo fascino virile , dall'eleganza sobria del suo portamento, dall'eloquio curato e caldo .
Nell'attesa dell'inizio delle lezioni , i due si sedevano sulla panchina del giardinetto antistante l'edificio scolastico .
Parlavano e si guardavano negli occhi .Poi Egidio le posava un braccio sulla spalla e ,dolcemente, la tirava a sè, le prendeva il volto tra le mani , la fissava per un attimo con uno sguardo pervaso di tenerezza e di piacere e , infine, posava delicatamente le sue labbra su quelle rosee di lei .
Come un uccellino smarrito che aveva finalmente trovato il suo nido , Sylvia si lasciava stringere da quelle forti braccia sentendosi protetta , al sicuro ,mentre un brivido di piacere le attraversava il corpo e il cuore impazzito accelerava i suoi battiti .
Avrebbe potuto amarlo , se lui l'avesse amata.
Non ebbe il tempo di approfondire la sua conoscenza. L' idillio finì tristemente a causa di un malinteso .
Un giorno Egidio era andato ad aspettarla all’uscita dalla scuola . Da lontano , aveva visto la ragazza attorniata da corteggiatori , e , quasi contemporaneamente , aveva visto un giovane che la prendeva per un braccio e cercava ,con forza , di tirarla via dalla folla .
Sylvia ,con uno strattone ,si era liberata dalla presa di Michele, che non aveva accettato la fine della loro relazione .Poi ,velocemente , aveva raggiunto Egidio , il quale si stava lentamente allontanando. La scena alla quale aveva assistito aveva convinto il giovane che la figliola non fosse ancora pronta per una relazione seria .
Lei cercò di spiegare la situazione , di fargli capire che teneva sinceramente a lui
Ma Egidio, con tono mesto, le disse :”Sei ancora troppo giovane".
E cosi,com'era comparso, sparì dalla sua vita .
Fu la sua prima delusione ,il primo vero flirt sentito profondamente. Non l'avrebbe mai dimenticato.
Sylvia cercò di superare la delusione lasciandosi corteggiare dai ragazzi senza legarsi a nessuno.
Sperava in un ritorno di Egidio, che , purtroppo, non avvenne .





Frequentava l'ultimo anno di scuola quando conobbe Romano stupendo ragazzo della buona borghesia napoletana. Alto , biondo ,occhi azzurri , un corpo armonioso ,che sprizzava vitalità e attirava gli sguardi vogliosi delle studentesse,e non solo.
Era un suo compagno di classe, pur essendo maggiore di lei di 3 anni . Il classico figlio di papà viziato e con poca voglia di concentrarsi nello studio , impegnato com'era a svagarsi con le ragazze che gli ronzavano intorno .
A lui ,Sylvia era piaciuta subito , sin dal primo giorno in cui era entrato in classe .
Era stata l'unica a non mostrare interesse per lui .
A Romano piaceva quel suo viso dolce e malinconico, quei profondi occhi neri, che sembravano celare chissà quale mistero , e il suo corpo snello, pieno di vita e di morbide curve . Si sentì profondamente attratto da lei. Eccitava i suoi sensi e il cuore gli batteva all'impazzata, mentre la mente era ossessionata dal desiderio di quella ragazza che aveva “osato” ignorarlo .
Sylvia si accorse dei suoi sguardi caldi e profondi .Uno strano rimescolio dentro di sé la colse di sorpresa e la turbò. Cercò di evitare il suo sguardo . Temeva una nuova delusione.
La sua resistenza fu ,però,di breve durata . Lusingata dalla insistente corte del ragazzo ,e attratta dalla sua virile bellezza , si lasciò avvicinare e infine acconsentì che si accompagnasse a lei .
Romano era indubbiamente un bel ragazzo ,gentile ,affettuoso , forse innamorato.
La faceva sentire bella, importante, invidiata dalle compagne , che si fermavano a guardarli mentre uscivano da scuola tenendosi per mano.
Lui l'accompagnava sempre alla stazione e si fermava a coccolarla, in attesa che il treno partisse .Poi, al momento di lasciarla,la stringeva forte a se' e suggellava il suo amore con un lungo bacio ,incurante degli sguardi stupiti ed imbarazzati dei passeggeri.
Sylvia non sapeva se l’emozione intensa che le faceva accelerare i battiti del cuore fosse amore , ma non cercò di approfondire .
Le piaceva averlo al suo fianco ,le dava sicurezza e gioia . A sera si addormentava felice, pensando che il giorno seguente e ogni giorno a venire , il "suo” ragazzo sarebbe stato alla stazione ad attenderla,che l'avrebbe stretta tra le braccia e che insieme avrebbero percorso la strada fino a scuola.
Ma il destino intervenne di nuovo a mescolare le carte .

Dopo pochi mesi,la storia d'amore tra Sylvia e Romano, seppure nata sotto i migliori auspici , s'interruppe bruscamente .
Lui la pregò , implorò di non lasciarlo .Lei fu dura, impietosa ,non volle sentire ragioni
Romano era stato visto ,da alcune compagne di classe ,con una donna più matura in atteggiamento affettuoso e Sylvia , punta nel suo orgoglio, aveva posto fine a quello che avrebbe potuto essere l'amore della sua vita .
La sua fu una condanna senz'appello. Si era rifiutata di ascoltare le giustificazioni dell'innamorato ,sebbene i suoi occhi tristi esprimessero sincero dolore e pentimento.
Il giorno dell’addio , Romano la seguì ,in silenzio, fino al treno.
Quando il fischio del capostazione diede il via libera alla partenza del treno , Romano salì sul predellino della vettura e, tenendosi forte alla sbarra dello sportello , le gridò un'ultima volta :” Ti amo , ti amo “.
Poi, saltò giù e, mentre il treno s'allontanava fischiando e sbuffando , lei rimase a fissare la sua sagoma alta e aitante che si rimpiccioliva fino a scomparire nel nulla .
Un dolore sordo le opprimeva il petto mentre il suo grido d’amore continuava a risuonarle nelle orecchie .

Il giorno seguente il ragazzo sarebbe partito per il servizio di leva e non si sarebbero più rivisti. Avrebbe voluto correre da lui ,abbracciarlo, chiedergli di amarla . Ma l'esasperato orgoglio le impedì di tornare sulla sua decisione.
L'immagine di Romano aggrappato allo sportello del treno ,con i suoi occhi imploranti , il bel volto triste , turbavano spesso le notti insonni di Sylvia . Nostalgia e rimpianto s’alternavano dolorosamente nel suo petto .
La sua, era stata una decisione difficile e penosa . Perché l’aveva fatto ? Per orgoglio ? Quale orgoglio ? .
Una maschera ! semplicemente una maschera che le serviva a nascondere l’altra sua faccia ,quella della timidezza ,delle sue paure,dei fantasmi del passato : l’abbandono , la discriminazione , i vuoti d’amore .
La ragazza sembrava provare un piacere masochista ad infliggersi dolore:un dolore che manifestava col rifiuto costante del cibo .Una sorta di auto punizione inconscia che Sylvia non sapeva o non voleva spiegarsi .
La povera mamma Maria faticò non poco nel tentativo di nutrire quella sua figliola ammalata d'amore .
Se invece di offrirle del cibo, l'avesse stretta tra le braccia !
La figliola sarebbe riuscita a versare tutte le lacrime che l'orgoglio tratteneva ,forse si sarebbe confidata e avrebbe trovato conforto.
Trascorsero mesi durante i quali Sylvia si sforzò di non pensare all’amore perduto, concentrandosi seriamente nello studio delle materie scolastiche, in vista dell'incombente esame di stato ,ed evitando ogni nuovo approccio dei ragazzi .
Sovente ,mentre era intenta a studiare ,il ricordo improvviso di Romano , come pungente ago di spillo, le si conficcava nella mente, procurandole una dolorosa fitta nostalgica . Allora chiudeva il libro e lasciava libere le lacrime di scivolare sulle guance esangui.

Vuoti del cuore

Sylvia frequentava l'ultimo anno delle magistrali in una scuola a cinquanta km dal luogo di residenza. Non ve n'erano nel suo paese e in quelli vicini, ma suo padre desiderava che sua figlia diventasse una maestra o una suora.
A quel tempo ,in un paese agricolo di provincia meridionale, per una femmina era il massimo cui poter aspirare. Naturalmente il liceo classico ,a dieci minuti di distanza da casa ,era riservato al fratello.
La ragazza , timida e impaurita, non aveva osato ribellarsi e ,a quattordici anni, aveva iniziato la sua vita da pendolare .Prendeva il treno alle undici e quaranta , dopo aver mandato giù un boccone . Nella borsa alcuni libri e un panino che la mamma, regolarmente , le preparava, ignorando che sarebbe finito nelle bocche fameliche delle compagne di classe.
Nel percorso dalla stazione alla scuola, Sylvia si fermava a guardare le vetrine dei negozi più per curiosità che per reale interesse .
Davanti all'edificio scolastico ,in attesa dello squillo della campanella,la ragazza si intratteneva a parlare con i compagni che man mano giungevano al fatidico appuntamento: "Ciao, avete preparato la lezione di latino ? Chi di voi s'immola oggi ? " e in pochi minuti i ragazzi si accordavano per evitare interrogazioni indesiderate.
Sylvia non rientrava a casa prima delle diciannove. La situazione disagevole influìva sul comportamento scolastico della ragazza che, pur manifestando buone capacità intellettive , non sempre riusciva ad impegnarsi con serietà nello studio . Era stanca ,svogliata. L'intera giornata fuori casa ,i pasti disordinati e scarsi per mancanza di tempo o di appetito, lo stress del pendolarismo le rendevano faticoso e difficile concentrarsi in modo costante nello studio delle discipline scolastiche , che tra l'altro, non la stimolavano affatto.
Ciò nonostante riusciva regolarmente ad ottenere la promozione con buoni risultati soprattutto nelle materie letterarie .
A dire il vero ,Sylvia prediligeva l'italiano ed era particolarmente felice quando il professore assegnava un tema libero . Amava leggere e,soprattutto, scrivere saggi nei quali la sua fervida immaginazione poteva galoppare a briglie sciolte sul cavallo alato della fantasia. Allora si lanciava in voli pindarici ,che la trasportavano, all'istante,. fuori dalle mura grigie ed anguste dell' aula , lontano dai banchi stretti e scomodi che limitavano la sua esigenza di movimento .Le era sufficiente chiudere gli occhi e come per incanto si trovava a correre su una immensa distesa verdeggiante.
Come un passero appena liberato dalla gabbia che lo teneva prigioniero, Sylvia volava felice tra rigogliosi cespugli, respirando l'aria profumata dei fiori di campo , che facevano capolino,qua e là, nella sconfinata pianura .
Finalmente libera , correva incontro alla vita e all'amore .
Libera da ogni timore e da tabù ancestrali , libera di essere se stessa .


Fonte di timore era suo padre . Un uomo generoso e ospitale, ma dalla mentalità paesana, chiuso in una visione arcaica in cui il capofamiglia era “padre –padrone” e moglie e figli suoi sottoposti. Inoltre, il suo carattere riservato e orgoglioso,rendeva difficili i rapporti con i familiari .Se veniva contraddetto, dava in escandescenze, diventando aggressivo ,e, qualche volta, anche violento. Sylvia aveva terrore dei suoi improvvisi scatti d’ira, delle sue esplosioni rabbiose e fuggiva a rinchiudersi nella camera che divideva con il fratello Claudio ,più giovane di lei di poco più di tre anni .
La madre , una donna buona e generosa, dotata di una intelligenza pronta e vivace ,purtroppo, non supportata da adeguata cultura e condizionata dalla mentalità paesana , era sottomessa e dominata dal comportamento autoritario del marito .A suo modo la povera donna difendeva i figli con sotterfugi e bugie innocenti , ma non avrebbe mai affrontato apertamente il marito per evitare il peggio. Non che le mancasse il coraggio,ma desiderava vivere in serenità e saggiamente cercava di non alimentare dissapori in famiglia che avrebbero solo peggiorato la situazione .
Amava teneramente i propri figli, ma non sapeva o non poteva manifestare alcuna tenerezza nei loro confronti. Anche sua madre era stata parsimoniosa di carezze sia con lei che con i suoi fratelli .
A quel tempo i genitori ritenevano che i figli dovessero essere baciati e accarezzati solo di notte, mentre dormivano.
Erano tempi in cui l'educazione dei figli era tramandata di padre in padre .Si trattava spesso di un’educazione patriarcale assai dura , ingiusta , aggravata sia dalla mancanza di consapevolezza che da un’ adeguata cultura . Inoltre l'istruzione superiore era riservata soprattutto alle persone benestanti .E gli errori educativi si ripetevano in continuazione.
La povera donna non era consapevole dell'enorme bisogno di carezze e di attenzioni dei figli , soprattutto di quella fragile ragazza che era Sylvia; attenzioni che avrebbero forse addolcito quel suo carattere spigoloso e ombroso, che l'allontanava dal padre, al quale, peraltro, somigliava cosi tanto. Quel padre che ripeteva di non averla vista crescere .
L'alibi per emarginarla .

L' orgoglio e la timidezza di Sylvia mascheravano la sconfinata ricchezza di sentimenti nascosti nel suo animo .Le foto che la ritraggono bimba e , poi ,adolescente , mostravano sempre un bel visino imbronciato o malinconico , mai aperto al sorriso . Gli occhi bellissimi, neri ,profondi , leggermente obliqui , le davano un'aria di superiorità ,che a volte le alienava la simpatia delle ragazze , ma,a sapervi leggere dentro ,esprimevano tanta tristezza e profonda malinconia.
In quel periodo Sylvia viveva soprattutto di forti emozioni , di cui non sembrava avere piena consapevolezza . Nei momenti di maggiore malinconia si chiudeva come un riccio nel silenzio della sua camera senza porsi domande che non avrebbero avuto risposte.
Indubbiamente la nascita del fratellino, quando lei aveva poco più di tre anni, l’ aveva privata delle attenzioni di cui aveva goduto ,in precedenza ,dalla madre e dai parenti paterni . Non da suo padre , che essendo in guerra , non l'aveva vista crescere nei primi anni di vita , e ,per questo motivo, la sentiva lontana .
Naturalmente , il padre si affezionò subito al maschietto, lasciando in disparte la piccola Sylvia , che doveva sentire ,forte e struggente, la gelosia per quel fratellino che le toglieva “tutto “ . Quando la bimba vedeva i famigliari intorno al piccolo Claudio, si rintanava in un angolo buio della stanza e vi rimaneva ,a lungo , a guardare la scena , in silenzio .
Nessuno sembrava accorgersi di lei .

***

Sylvia crebbe sentendosi negletta ,emarginata , alimentando, in tal modo, il suo senso di inferiorità e di vuoto.
A diciassette anni cominciò a prestare attenzione agli sguardi insistenti e interessati dei giovani , alla loro corte, a volte discreta , riguardosa e romantica , altre volte, più aperta e gioiosa, persino sfacciata .
Si lasciò avvicinare da Michele, un ragazzo del suo paese, di sei anni maggiore , che dimostrava grande tenerezza e attenzione nei suoi confronti ..
Ben presto, però, la ragazza si rese conto che le sue dimostrazioni d’affetto la lasciavano indifferente , anzi,l'infastidivano.
Finì cosi per allontanarlo, soprattutto a causa del carattere possessivo e fortemente geloso del ragazzo, che comunque era serio, innamorato e pensava già al matrimonio .
Ma Sylvia cercava altro , qualcosa che non riusciva a definire. Forse ,nei suoi sogni nascosti ,aveva riposto la speranza di un incontro speciale con l'uomo della sua vita , il suo principe azzurro. Forse voleva solamente giocare all'amore ,per evitare di riflettere sulla lacerazione interiore.